<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6163682781935324354</id><updated>2012-02-16T20:58:08.773+01:00</updated><title type='text'>Jacopo Zibardi</title><subtitle type='html'>Ogni tanto rifletto.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Jacopo Zibardi</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='27' src='http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TBoRtyiKhUI/AAAAAAAAAAM/cELmro-qOP4/S220/JACOPO+ZIBARDI.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>7</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6163682781935324354.post-6289420468838735954</id><published>2010-08-21T00:10:00.007+02:00</published><updated>2010-08-21T01:51:31.625+02:00</updated><title type='text'>L'ombra</title><content type='html'>"Possiamo dire che l'ombra è ciò che maggiormente procura una terza dimensione all'uomo; che l'uomo, senza l'ombra, sarebbe piatto, un uomo a due dimensioni. Ecco perché è importante. Non si può parlare di un ruolo, si può parlare, se mai, dell'importanza che l'ombra ha nella struttura della psiche umana. Un uomo, senza aspetti negativi, consci o inconsci che siano, sarebbe un angelo che non ha più nulla di umano..." Mario Trevi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò che ci circonda ha e deve avere un ombra. Credo di poter dire che un'ombra ha la stessa importanza della luce, senza la luce un'ombra non esiste ma senza l'ombra non sapremmo dell'esistenza della luce. La luce è stata studiata come fenomeno fisico e questi studi sono serviti a designer e ricercatori per creare luci perfette ma non così tanta attenzione è stata data all'ombra che creano gli oggetti che produciamo. Il portafrutta di Trimarchi Mario per esempio pone molta attenzione all'ombra creata dall'oggetto, ma è un portafrutta che fa ombra non è un oggetto per l'ombra. &lt;br /&gt;Per Platone erano gli uomini della grotta a vedere le ombre degli oggetti senza poter mai vedere gli oggetti. Solo uno era destinato a liberarsi e scoprire l'oggetto vero per tutti gli altri rimaneva l'ombra. &lt;br /&gt;Come dire che l'ombra era un accontentarsi inconscio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ombre sono le proiezioni delle cose fisiche. La sagoma della materia viene proiettata e diventa impalpabile ma riconoscibile, passando da tre a due dimensioni. &lt;br /&gt;Quando una persona ci dice la parola albero nella nostra mente si crea subito un'immagine di un albero. Questo albero ha due dimensione non è un albero specifico, non ha dettagli, non ha una forma delle foglie anche la chioma non è ben delineata eppure sappiamo che è un albero. Possiamo dire che nella nostra testa viene proiettata l'immagine di un albero reale che fa parte della nostra memoria. Nel mondo reale le ombre sono quello che meglio rappresentano i nostri pensieri le nostre emozioni e i nostri desideri. Jung aveva definito ombra la terza dimensione della nostre psiche, tutto quello che apparteneva alla sfera della mente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TG7-dwFcMWI/AAAAAAAAABo/v84rcUCpmCE/s1600/Nove_settimane_e_mezzo.png"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 108px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TG7-dwFcMWI/AAAAAAAAABo/v84rcUCpmCE/s200/Nove_settimane_e_mezzo.png" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5507619181398077794" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi non ricorda il celebre spogliarello di Kim Basinger in 9 settimane e mezzo? Era proprio l'ombra dell'attrice a generare la fantasia e creare nello spettatore (e nel fortunato Mickey Rourke) il desiderio. Se il regista avesse girato la medesima scena al chiaro della luce sicuramente non sarebbe passato alla storia. L'ombra e il desiderio (i pensieri e le fantasie) hanno la stessa forma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi piacerebbe creare delle ombre per quelle persone che non possono godere della vita reale, non intendo una proiezione della realtà ma il desiderio, per quelle persone che sono incatenate. Non sono catene generate dall'ignoranza (come nel mito della grotta) ma catene generate da altre problematiche del nostro mondo, come ad esempio la mancanza di denaro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peter Pan ha abbandonato la fantastica isola per tornare nel nostro brutto mondo, vuol dire che l'ombra ha un enorme importanza non credi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6163682781935324354-6289420468838735954?l=zibardijacopo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/feeds/6289420468838735954/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6163682781935324354&amp;postID=6289420468838735954&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/6289420468838735954'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/6289420468838735954'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/2010/08/lombra.html' title='L&apos;ombra'/><author><name>Jacopo Zibardi</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='27' src='http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TBoRtyiKhUI/AAAAAAAAAAM/cELmro-qOP4/S220/JACOPO+ZIBARDI.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TG7-dwFcMWI/AAAAAAAAABo/v84rcUCpmCE/s72-c/Nove_settimane_e_mezzo.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6163682781935324354.post-1083796782108981681</id><published>2010-07-06T11:25:00.009+02:00</published><updated>2010-07-06T11:37:52.013+02:00</updated><title type='text'>Riflessioni sulla funzione</title><content type='html'>INTRODUZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho notato che ci sono molti problemi nel definire che cosa è il design, per aiutarmi ho creato un processo di classificazione tutto mio che ora ti propongo. &lt;br /&gt;Come ad un certo punto nella storia si è avuta la necessità di scindere la filosofia in diverse scienze, credo che sia arrivato il momento di suddividere il design in diverse sottofamiglie.&lt;br /&gt;Dato che il design deve in primo luogo soddisfare il bisogno e quindi avere una funzione, ritengo che queste sottofamiglie debbano riferirsi alle funzioni. Come dice bene Sottsass, la FUNZIONALITÀ è un concetto che deve essere chiarito. &lt;br /&gt;Quindi propongo di iniziare l’analisi dalla definizione di funzionalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA FUNZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La funzione è il ruolo o compito che un oggetto ha, dire che un oggetto è funzionale, vuol dire che tale prodotto adempie i ruoli/compiti per cui è stato progettato. (Zingarelli)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando diciamo che un oggetto è funzionale in realtà non stiamo dicendo nulla.&lt;br /&gt;Se noi vediamo una sedia, intuiamo che tale oggetto è nato per rispondere al compito di sostenere in maniera confortevole il nostro peso, quindi se la sedia risponde alle nostre aspettative significa che è funzionale, ma non è detto che il progettista abbia affidato alla sedia il compito di sostenere e confortare la seduta di una persona. &lt;br /&gt;Infatti un oggetto può avere funzioni diverse da quelle che noi presumiamo.&lt;br /&gt;Sempre per parlare di sedute, se noi prendiamo ad esempio il trono di un re, esso non ha la semplice funzione di far sedere il monarca, ma ha anche la funzione di comunicare potere e ricchezza, quindi la funzione non è solo pratica ma anche comunicativa. &lt;br /&gt;Prendendo ad esempio un altro tipo di seduta, il divano che troviamo nei nostri soggiorni, esso è sempre posizionato di fronte alla televisione, a tale mezzo di comunicazione tutti i divani sono funzionali in quanto garantiscono la perfetta visione delle immagini, nella maniera più confortevole possibile.&lt;br /&gt;Se il progettista disegnasse un divano di forma circolare, dove gli schienali non lasciassero libero spazio alla televisione, tale divano pur soddisfacendo la funzione della “seduta”, non soddisfa la funzione del “guardare la televisione”, supponiamo che il progettista avesse realizzato tale divano per contrastare il predominio della televisione sulla comunicazione tra individui, allora il divano sarebbe pienamente funzionale ad una funzione d’azione, dove tramite un oggetto si agisce sul comportamento dell’individuo, in questo caso per raggiungere un miglioramento di un comportamento sociale. &lt;br /&gt;Si può notare che, la funzione, non è solo quella più pratica e facilmente intuibile, ma essa può essere più articolata e più complessa.&lt;br /&gt;Alla fiera del mobile di Milano del 2006, una università messicana, ha portato degli oggetti che non avevano una funzione facilmente intuibile, questi oggetti avevano forme adattabili a diverse tipologie di compiti ma non avevano un compito specifico, l’utente poteva, in base alla propria fantasia e necessità, utilizzare tali oggetti in maniera differente. In base però alla definizione sopra data di funzione e funzionalità, tali oggetti erano “non funzionali”, in quanto il progettista non sapeva qual era il compito che l’oggetto aveva.&lt;br /&gt;Secondo il mio punto di vista esistono tre tipologie di funzioni: la funzione pratica (una sedia ha come scopo il sedersi), la funzione comunicativa (la sedia ha come compito l’esprimere un messaggio), la funzione d’azione (la forma della sedia agisce sul comportamento umano per raggiungere un fine). &lt;br /&gt;Tutte queste tre tipologie di funzioni sono sapientemente utilizzate dalle industrie. Ma siccome lo scopo principale di una azienda è generare guadagno, queste tre funzioni sono soggiogate a tale grande obiettivo. Nessuna industria penserebbe mai di creare un oggetto che non abbia una funzione pratica, in quanto l’utente è da sempre abituato a ricercare in un oggetto una risposta ad un bisogno pratico, la sedia viene acquistata per potersi sedere. &lt;br /&gt;La vendita soprattutto negli ultimi decenni si è raffinata, si è compreso che è molto più vantaggioso vendere per target, se una azienda decidesse di produrre una sedia per la fascia manageriale, molto probabilmente la sedia sarà rivestita in pelle nera o marrone scuro, avrà uno schienale alto, in quanto il manager è una figura di potere,  quindi nella sedia che utilizzerà ricercherà una comunicazione specifica: potere, forza, e sicurezza. Quindi la funzione comunicazione è chiaramente servile alla vendita.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la funzione d’azione è facile da ritrovare nelle sedute per autovetture, dove la macchina è stata progettata per un target di casalinghe o anziani, comunque persone che utilizzano l’autovettura semplicemente per lo spostamento, allora la seduta sarà alta, semplice, e il volante sarà sufficientemente lontano dalle gambe, se invece il sedile è progettato per una macchina sportiva avrà tutte altre caratteristiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE FUNZIONI SONO IL RIFLESSO DELLE ESIGENZE UMANE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La funzione pratica è quella funzione che risponde alla necessità dell’essere umano di facilitare il proprio lavoro, in quanto il corpo umano ha come regola il massimo risparmio energetico possibile nel compiere un’azione, e quindi gli artefatti non sono altro che un prolungamento di questo tipo di esigenza biologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La funzione comunicativa risponde all’esigenza dell’essere umano di comunicare, ovvero confrontarsi con i proprio simili, la comunicazione oltre che a servire per organizzare, serve anche per mettere in comune i sentimenti, l’essere umano ricerca in altri esseri umani le medesime emozioni. La comunicazione non diretta come: l’arte, la poesia, la musica servono proprio a questo, ad esternare i propri sentimenti (da parte dell’artista) e di raccogliere i sentimenti dell’artista per confrontarle con le proprie (da parte dell’osservatore).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre la funzione d’azione è l’esigenza dell’uomo di sovrastare gli altri, cioè, di imporre al prossimo il proprio punto di vista, questo non va inteso come un male. Il desiderio di imporre il proprio pensiero è la base di tutte le conversazioni, dove c’è una discussione ci sono due persone che cercano di convincersi a vicenda, il passo successivo è la perdita di uno dei due, oppure il raggiungimento di un punto di accordo. Questo è quello che avviene anche per gli oggetti, un esempio potrebbe essere il solito divano circolare, le due parti: designer e utente sono arrivati ad un punto di accordo, ovvero il fine per cui tale divano è stato progettato. L’utente condividendo il punto di vista del progettista si lascia imporre un comportamento. È quello che avvenuto con il telefono cellulare gli utenti si sono lasciati modificare l’intera organizzazione della propria vita quotidiana e del loro modo di comunicare, in quanto hanno raggiunto un compromesso: mi lascio modificare in quanto ho un vantaggio: non perdo tempo.&lt;br /&gt;In un caso, c’è una modifica a seguito della presa di coscienza di un problema sociale, nel secondo caso la modifica è un risultato di tipo commerciale: modifica-guadagno.&lt;br /&gt;Ma in entrambi i casi, il progettista ha modificato il comportamento dell’utente, tramite le caratteristiche dell’oggetto ha imposto un modo di essere e di pensare. &lt;br /&gt;Una volta definite le diverse tipologie di funzioni: pratica, comunicativa e d’azione possiamo definire le diverse tipologie di design e il diverso tipo d’approccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL3t3ejs0I/AAAAAAAAAAw/DMka3qu4B4o/s1600/GAETANO.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 186px; height: 142px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL3t3ejs0I/AAAAAAAAAAw/DMka3qu4B4o/s320/GAETANO.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490723263076348738" /&gt;&lt;/a&gt;Partiamo dall’analizzare gli oggetti, prendiamo “tramonto a New York” di Gaetano Pesce è chiaro che il designer ha voluto rispondere principalmente ad una funzione quella comunicativa, ignorando completamente quella d’azione, ma come sempre accade ha dovuto rispondere anche alla funzione pratica. Design comunicativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL4QgA4XGI/AAAAAAAAAA4/J5hehEKH45U/s1600/LIFE.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 184px; height: 139px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL4QgA4XGI/AAAAAAAAAA4/J5hehEKH45U/s320/LIFE.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490723858073279586" /&gt;&lt;/a&gt;L’oggetto Lifestraw (cannuccia che purifica l’acqua mentre si beve, dando la possibilità di bere anche acque di stagni senza prendere malattie, venduta nei paesi africani) risponde principalmente a due funzioni: pratica e d’azione mentre quella di comunicazione è limitata alla scelta dei colori.&lt;br /&gt;Pratica perché risponde brillantemente ad un bisogno reale (ma non è l’unica risposta possibile), mentre possiamo dire che la funzione che avrà un maggiore impatto è quella d’azione perché impone una modifica del comportamento sociale e quotidiano dell’utente. &lt;br /&gt;Design d’azione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL4dzSagFI/AAAAAAAAABA/YeBfTKIkIb4/s1600/ETTORE.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 179px; height: 212px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL4dzSagFI/AAAAAAAAABA/YeBfTKIkIb4/s320/ETTORE.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490724086585393234" /&gt;&lt;/a&gt;La libreria di Sottsass è chiaramente un design comunicativo, ma come spesso accade la comunicazione è difficilmente comprensibile, in quanto pochi sanno che fa riferimento alla divinità &lt;br /&gt;della cultura azteca, comunque, la sua simmetria e i suoi colori ci propongo un modo diverso di affrontare i libri e la cultura, sicuramente con serietà (simmetria) ma anche con uno spirito giocoso (i colori), questo ci porta a dire che è presente anche una funzione&lt;br /&gt;d’azione che modifica un pensiero dell’utente. Non possiamo dire che questa libreria ha una forte funzione pratica. Design comunicativo/azione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL4lNTQd5I/AAAAAAAAABI/kmfh4sJ3S6k/s1600/MARI.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 155px; height: 253px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL4lNTQd5I/AAAAAAAAABI/kmfh4sJ3S6k/s320/MARI.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490724213827336082" /&gt;&lt;/a&gt;Enzo Mari ha intitolato questo oggetto “ANTI-TELE-DIPENDENTITORE - OGGETTO METAFORICO”. Se la mia interpretazione fosse condivisa da molti, Mari non avrebbe sentito la necessità di aggiungere al titolo “OGGETTO METAFORICO” in quanto sarebbe stato chiaro a tutti che questo oggetto ha solo una forte funzione comunicativa e un po di funzione d’azione. Design comunicativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora provo a fare un grafico a torta di questi oggetti, dando una percentuale indicativa delle valenze delle tre funzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL4wHzmY3I/AAAAAAAAABQ/A-xeMSiB46E/s1600/TORTA.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 348px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL4wHzmY3I/AAAAAAAAABQ/A-xeMSiB46E/s400/TORTA.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490724401330938738" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi grafici ci fanno comprendere come oggetti “di design” possano essere funzionali, ma ognuno a modo suo, creando così tipologie molto differenti di design, che non si possono definire belle o brutte, oppure giuste e sbagliate, semplicemente sono due interpretazioni differenti per soddisfare bisogni differenti.&lt;br /&gt;Quello di Gaetano Pesce e di Sottsass possono essere definiti come design comunicativi, quello di lifestraw può essere definito come design d’azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il designer in questo modo può liberamente agire sulle tre tipologie di funzioni, senza cadere nella ambiguità, che ci ha spesso portato a definire arte degli oggetti di design, o che peggio ancora ci ha portato a definirli inutili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL5FcgZvQI/AAAAAAAAABY/zvmGGgFTG1c/s1600/GRAFICO.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 192px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL5FcgZvQI/AAAAAAAAABY/zvmGGgFTG1c/s400/GRAFICO.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490724767664815362" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La funzione pratica richiede competenze strettamente tecniche, ottenibili solo con studi e ricerche, mentre le funzioni comunicative e d’azione richiedono molta sensibilità artistica e umana, due caratteristiche che si possono avere solo con grande esperienza e con una tradizione culturale importante, ritengo quindi che il design comunicativo e d’azione siano molto più idonei alla situazione italiana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6163682781935324354-1083796782108981681?l=zibardijacopo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/feeds/1083796782108981681/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6163682781935324354&amp;postID=1083796782108981681&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/1083796782108981681'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/1083796782108981681'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/2010/07/riflessioni-sulla-funzione.html' title='Riflessioni sulla funzione'/><author><name>Jacopo Zibardi</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='27' src='http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TBoRtyiKhUI/AAAAAAAAAAM/cELmro-qOP4/S220/JACOPO+ZIBARDI.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TDL3t3ejs0I/AAAAAAAAAAw/DMka3qu4B4o/s72-c/GAETANO.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6163682781935324354.post-1965385237739292754</id><published>2010-06-22T16:37:00.003+02:00</published><updated>2010-06-22T17:07:12.733+02:00</updated><title type='text'>NON CREDO IN DIO</title><content type='html'>Non credo in Dio, ma quando entro in una chiesa mi sento alleggerito da un peso, mi sento in pace e sereno. Quando ero più giovane questo stato mi portava a domandarmi se era giusto credere che dio non esistesse, "se mi sento così un motivo ci sarà", pensavo. Oggi mi rendo conto che questo stato d'animo che provo in un luogo sacro è soltanto il risultato di una vita immersa nella dottrina. Quanto può essere radicato nel nostro essere il costume della società in cui viviamo? Quanto profonda è l'azione della massa sul nostro Io? e questo cosa c'entra con il design?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6163682781935324354-1965385237739292754?l=zibardijacopo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/feeds/1965385237739292754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6163682781935324354&amp;postID=1965385237739292754&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/1965385237739292754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/1965385237739292754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/2010/06/non-credo-in-dio.html' title='NON CREDO IN DIO'/><author><name>Jacopo Zibardi</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='27' src='http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TBoRtyiKhUI/AAAAAAAAAAM/cELmro-qOP4/S220/JACOPO+ZIBARDI.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6163682781935324354.post-6009305007563154756</id><published>2010-06-18T12:36:00.003+02:00</published><updated>2010-06-18T19:04:06.086+02:00</updated><title type='text'>Il bello per vivere meglio</title><content type='html'>Sto aspettando dal parrucchiere e ho deciso di raccontare questo giorno. Dopo qualche giornata di nubi e pioggia oggi splende il sole, c'è un leggero venticello molto piacevole. Non voglio parlare del tempo ma di come la vita sia più felice se c'è il sole. Sembra una cosa scontata, ma non mi sono mai chiesto il perché. Penso che il fattore principale sia la serenità, ovvero la tranquillità che con il bel tempo nulla può succedere. Non solo, mi guardo in giro e la luce è stupenda, i raggi filtrano tra le foglie, ci sono ombre che confermano che esistiamo. Il cielo è azzurro...insomma tutto intorno è più bello. La luce del sole con i suoi riflessi valorizza tutto ciò che mi circonda. Questa è la conferma che il bello ci fa star bene, ci rende felici. Un concetto che deve essere ben chiaro nella mente del progettista. Spesso si è troppo concertati a disegnare novità, oppure cercare la bellezza che vende invece che la bellezza che fa sorridere e star bene. Non sto facendo la morale a nessuno, sto solo mettendo nero su bianco questo pensiero per ricordarmelo in futuro.&lt;br /&gt;p.s. Grazie alla tecnologia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6163682781935324354-6009305007563154756?l=zibardijacopo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/6009305007563154756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/6009305007563154756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/2010/06/sto-aspettando-dal-parrucchiere-e-ho.html' title='Il bello per vivere meglio'/><author><name>Jacopo Zibardi</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='27' src='http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TBoRtyiKhUI/AAAAAAAAAAM/cELmro-qOP4/S220/JACOPO+ZIBARDI.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6163682781935324354.post-8443058026305038432</id><published>2010-06-17T14:16:00.002+02:00</published><updated>2010-06-17T14:25:37.637+02:00</updated><title type='text'>Lettere da un giovane designer alla ricerca del successo</title><content type='html'>"Lettere da un giovane designer alla ricerca del successo" questo è il titolo dell'articolo di Domus 937 che parla di me. Non so se sono alla ricerca del successo, credo che il successo in quanto tale non mi interessi molto, credo. Penso invece che nella vita voglio fare quello che mi piace ovvero il designer. La considerazione di questo post è che per essere un designer che lavora devi aver successo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6163682781935324354-8443058026305038432?l=zibardijacopo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/8443058026305038432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/8443058026305038432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/2010/06/lettere-da-un-giovane-designer-alla.html' title='Lettere da un giovane designer alla ricerca del successo'/><author><name>Jacopo Zibardi</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='27' src='http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TBoRtyiKhUI/AAAAAAAAAAM/cELmro-qOP4/S220/JACOPO+ZIBARDI.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6163682781935324354.post-6241294735072449983</id><published>2010-06-17T02:06:00.003+02:00</published><updated>2010-06-17T02:10:45.132+02:00</updated><title type='text'>Perché la notte si pensa?</title><content type='html'>è tardi, ma appena appoggio la testa sul cuscino per dormire inizio a pensare: progetti, oggetti, funzioni e idee. Così scacci i pensieri e ti dici ora basta pensare. Ma nel frattempo mobiliti le masse, organizzi rivoluzioni sociali e culturali, ogni tanto pensi: "cazzo domani devo alzarmi presto". Generalmente mi alzo, mi fumo una sigaretta e disegno o scrivo, sorseggio dell'acqua e incredibile ma vero inizio a concretizzare quelle bizzarre idee che di notte mi aggrediscono. Viva la notte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6163682781935324354-6241294735072449983?l=zibardijacopo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/6241294735072449983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/6241294735072449983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/2010/06/perche-la-notte-si-pensa.html' title='Perché la notte si pensa?'/><author><name>Jacopo Zibardi</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='27' src='http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TBoRtyiKhUI/AAAAAAAAAAM/cELmro-qOP4/S220/JACOPO+ZIBARDI.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6163682781935324354.post-4944685612872102515</id><published>2010-06-15T23:36:00.002+02:00</published><updated>2010-06-15T23:38:20.079+02:00</updated><title type='text'>Nuovo Blog</title><content type='html'>Questo è il mio nuovo blog.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6163682781935324354-4944685612872102515?l=zibardijacopo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/4944685612872102515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6163682781935324354/posts/default/4944685612872102515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zibardijacopo.blogspot.com/2010/06/nuovo-blog.html' title='Nuovo Blog'/><author><name>Jacopo Zibardi</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='27' src='http://2.bp.blogspot.com/_7rGij-vV6uA/TBoRtyiKhUI/AAAAAAAAAAM/cELmro-qOP4/S220/JACOPO+ZIBARDI.jpg'/></author></entry></feed>
